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BLOG

Le Nostre Parole

Liberi Legami: sostegno alla genitorialità in tempo di COVID-19

Un viaggio in cinque tappe per scoprire e riscoprire le funzioni genitoriali in un periodo di convivenza ravvicinata
#Iorestoacasa

 

un regalo da Paola Pirri e Lara Cesari

Mar 17, 2020 | Letture

In Liberi Legami, la nostra bussola di lettura della genitorialità, sono quattro le funzioni che sono esercitate dai genitori e dalle principali figure di attaccamento di un bambino o di un ragazzo.
Andiamo a scoprire la quarta di queste quattro funzioni, ricordandoti che sono tutte ugualmente importanti.
Come prima cosa ne sentiremo la voce e poi approfondiremo il suo senso.

 

Funzione Sociale

 

La voce

Tesoro. Ti appartieni e appartieni al mondo. Non sei solo mio. Vai, esplora, scopri quanto è ricco e quanto è vario il mondo che ti circonda, quanto diverse sono le persone, quante sorprese ti possono riservare. Scopri la bellezza che sta nelle differenze, il valore della molteplicità. Divertiti a osservare come reagisce mamma se ti infanghi le scarpine e cosa invece fa papà quando fai la stessa cosa. E va bene così. Non c’è contraddizione, c’è diversità. Puoi guardare la tv a casa dei nonni e non puoi farlo quando sei con mamma e papà. E va bene così. Non c’è contraddizione, c’è diversità. Con zia disegni e con mamma leggi. E va bene così. Non c’è contraddizione, c’è diversità. È importante che impari a riconoscere cosa accade nelle diverse relazioni che hai, per arricchire le tue esperienze di rapporto e scoprire i tanti modi in cui puoi relazionarti con le persone.

Quando vado al lavoro e tu sei con un’altra persona, mi manchi, so che ti manco, e so che puoi stare bene anche senza di me e che io posso stare bene anche senza di te, so che hai una grande opportunità di esplorare e conoscere altre possibilità.
Siamo tre. Io e te possiamo trascorrere tanto tempo insieme proprio perché siamo tre. Io sto vicino a te perchè c’è qualcuno che ci protegge ed è custode della relazione fra me e te. Se il nostro custode non è presente, in realtà sappi, tesoro, che c’è. Non lo escludiamo e non si sente escluso, anzi riconosce il valore del suo ruolo e l’importanza di prendersi cura della nostra relazione. È un alleato per me, mi sostiene, mi aiuta, mi fa sentire che c’è.

Intorno a te siamo tanti. La tua storia comincia da lontano e andrà lontano. Prima di te tante storie che affondano le loro radici in un passato antico, ogni storia è un viaggio che converge qui, oggi, e che da qui si dirama domani. Ti racconterò la nostra storia, quella dei tuoi nonni e quella dei tuoi avi; ti racconterò di te, delle tue espressioni, dei tuoi giochi delle tue scoperte, insieme fantasticheremo il tuo domani. Ti farò sentire che sei parte di una grande e lunga storia che tu stesso scriverai come protagonista, anche dopo di me.

È  la funzione genitoriale che racchiude in sé la capacità di cogliere che oltre alla relazione genitore-figlio ci sono una molteplicità di relazioni in cui il bambino e il ragazzo sono inseriti: la triade familiare, i rapporti transgenerazionali, le relazioni sociali, dentro le quali può apprendere stili di attaccamento diversi e arricchire il proprio patrimonio comportamentale e cognitivo.

Il genitore sociale sa che il proprio figlio ha bisogno di costruire una molteplicità di “modi di essere con” diversi ed eterogenei. Se il bambino o il ragazzo ha una sola esperienza di relazione crescerà povero di schemi comportamentali e di interazione e mostrerà chiusura verso tutto ciò che non riconosce come noto e sperimentato.

La possibilità di vedere una nonna che non scappa davanti a uno scarafaggio permette di arricchire lo schema “reazioni davanti allo scarafaggio”, che comprendeva già la fuga o il disgusto della madre. Allo stesso modo sapere che davanti al proprio pianto la tata sorride senza preoccupazioni a differenza della madre che lo prende in braccio e lo coccola preoccupata, consente al bambino di moltiplicare in modo esponenziale il repertorio relazionale e cogliere la ricchezza di azioni e reazioni diverse.

Per un ragazzo assaggiare un goccio di vino con il nonno e non poterlo fare con il padre è eterogeneità, non contraddizione; poter stare in chat con gli amici per ore sotto gli occhi del padre e non poterlo fare con la madre è comprensione delle differenze, non ambiguità del messaggio. La contraddizione e con essa l’ambiguità, nasce nella triangolazione, nel segreto, nella “alleanza contro” con la quale viene illusoriamente protetta una complicità; in quel caso, soprattutto dove la differenza nelle concessioni sia legata a un tema etico, si crea disorientamento e abitudine a mentire, non si crea conoscenza.

Nell’esperienza diversificata, nella sperimentazione che esistono differenze fra persone e stili di relazione la persona, bambino o ragazzo, apprende immagini di sé differenti: riprendendo uno degli esempi, la mamma che si preoccupa del suo pianto gli comunica di essere meritevole di protezione e accudimento; la tata che sorride e sdrammatizza lo aiuta a comprendere che è sufficientemente forte da superare il momento di disagio in autonomia; fare una sola di queste due esperienze impoverisce l’immagine di sé del bambino.

La funzione sociale è inoltre espressa dalla capacità di rappresentare il bambino e poi il ragazzo all’interno di una storia familiare che attraversa le generazioni: come si collocano i genitori dentro le rispettive storie familiari e come si colloca l’arrivo del figlio dentro quel particolare momento della storia generazionale.

#Iorestoacasa apparentemente può inibire questa funzione genitoriale che è volta a favorire la socialità e l’incontro con una rete di relazioni diversificata, poiché sperimentiamo l’isolamento e la distanza sociale. In realtà è una funzione fondamentale, a maggior ragione in questo periodo. Ci dà l’occasione in primo luogo di rendere visibile, al bambino o al ragazzo, che accogliamo nella stretta convivenza le differenze dello stile di accudimento di adulti per lui significativi. Possiamo allenarci a evitare il giudizio verso l’altro o gli altri adulti con cui nostro figlio ci sente o ci vede interagire, sia che si abiti insieme sia che si abiti in case diverse.

Possiamo incoraggiare e accogliere che le persone che interagiscono con nostro figlio lo facciano con il loro peculiare stile. Possiamo esercitarci a evidenziare, narrandole e non giudicandole, le eventuali differenze. La convivenza prolungata ci dà inoltre la possibilità di raccontare le storie familiari, affinché l’essere parte di una storia diventa per il bambino e il ragazzo la possibilità di fantasticare su cosa c’è stato prima di lui e quali possono essere le evoluzioni della sua stessa vita.

Raccontare al figlio come la coppia genitoriale si è conosciuta, quando si sono incontrati i nonni, raccontare le storie degli avi, degli amici, dei conoscenti, alimenta l’immaginazione del figlio e gli apre i mondi del possibile, lo fa sentire parte di un mondo grande e non di un piccolo e perimetrato spazio ristretto e prevedibile.

 

 

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Per maggiori informazioni sul percorso formativo a distanza attivabile

da HXO Srl per le persone della tua organizzazione puoi scrivere

Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it

Mar 17, 2020 | Letture

In Liberi Legami, la nostra bussola di lettura della genitorialità, sono quattro le funzioni che sono esercitate dai genitori e dalle principali figure di attaccamento di un bambino o di un ragazzo.
Andiamo a scoprire la quarta di queste quattro funzioni, ricordandoti che sono tutte ugualmente importanti.
Come prima cosa ne sentiremo la voce e poi approfondiremo il suo senso.

 

Funzione Sociale

 

La voce

Tesoro. Ti appartieni e appartieni al mondo. Non sei solo mio. Vai, esplora, scopri quanto è ricco e quanto è vario il mondo che ti circonda, quanto diverse sono le persone, quante sorprese ti possono riservare. Scopri la bellezza che sta nelle differenze, il valore della molteplicità. Divertiti a osservare come reagisce mamma se ti infanghi le scarpine e cosa invece fa papà quando fai la stessa cosa. E va bene così. Non c’è contraddizione, c’è diversità. Puoi guardare la tv a casa dei nonni e non puoi farlo quando sei con mamma e papà. E va bene così. Non c’è contraddizione, c’è diversità. Con zia disegni e con mamma leggi. E va bene così. Non c’è contraddizione, c’è diversità. È importante che impari a riconoscere cosa accade nelle diverse relazioni che hai, per arricchire le tue esperienze di rapporto e scoprire i tanti modi in cui puoi relazionarti con le persone.

Quando vado al lavoro e tu sei con un’altra persona, mi manchi, so che ti manco, e so che puoi stare bene anche senza di me e che io posso stare bene anche senza di te, so che hai una grande opportunità di esplorare e conoscere altre possibilità.
Siamo tre. Io e te possiamo trascorrere tanto tempo insieme proprio perché siamo tre. Io sto vicino a te perchè c’è qualcuno che ci protegge ed è custode della relazione fra me e te. Se il nostro custode non è presente, in realtà sappi, tesoro, che c’è. Non lo escludiamo e non si sente escluso, anzi riconosce il valore del suo ruolo e l’importanza di prendersi cura della nostra relazione. È un alleato per me, mi sostiene, mi aiuta, mi fa sentire che c’è.

Intorno a te siamo tanti. La tua storia comincia da lontano e andrà lontano. Prima di te tante storie che affondano le loro radici in un passato antico, ogni storia è un viaggio che converge qui, oggi, e che da qui si dirama domani. Ti racconterò la nostra storia, quella dei tuoi nonni e quella dei tuoi avi; ti racconterò di te, delle tue espressioni, dei tuoi giochi delle tue scoperte, insieme fantasticheremo il tuo domani. Ti farò sentire che sei parte di una grande e lunga storia che tu stesso scriverai come protagonista, anche dopo di me.

È  la funzione genitoriale che racchiude in sé la capacità di cogliere che oltre alla relazione genitore-figlio ci sono una molteplicità di relazioni in cui il bambino e il ragazzo sono inseriti: la triade familiare, i rapporti transgenerazionali, le relazioni sociali, dentro le quali può apprendere stili di attaccamento diversi e arricchire il proprio patrimonio comportamentale e cognitivo.

Il genitore sociale sa che il proprio figlio ha bisogno di costruire una molteplicità di “modi di essere con” diversi ed eterogenei. Se il bambino o il ragazzo ha una sola esperienza di relazione crescerà povero di schemi comportamentali e di interazione e mostrerà chiusura verso tutto ciò che non riconosce come noto e sperimentato.

La possibilità di vedere una nonna che non scappa davanti a uno scarafaggio permette di arricchire lo schema “reazioni davanti allo scarafaggio”, che comprendeva già la fuga o il disgusto della madre. Allo stesso modo sapere che davanti al proprio pianto la tata sorride senza preoccupazioni a differenza della madre che lo prende in braccio e lo coccola preoccupata, consente al bambino di moltiplicare in modo esponenziale il repertorio relazionale e cogliere la ricchezza di azioni e reazioni diverse.

Per un ragazzo assaggiare un goccio di vino con il nonno e non poterlo fare con il padre è eterogeneità, non contraddizione; poter stare in chat con gli amici per ore sotto gli occhi del padre e non poterlo fare con la madre è comprensione delle differenze, non ambiguità del messaggio. La contraddizione e con essa l’ambiguità, nasce nella triangolazione, nel segreto, nella “alleanza contro” con la quale viene illusoriamente protetta una complicità; in quel caso, soprattutto dove la differenza nelle concessioni sia legata a un tema etico, si crea disorientamento e abitudine a mentire, non si crea conoscenza.

Nell’esperienza diversificata, nella sperimentazione che esistono differenze fra persone e stili di relazione la persona, bambino o ragazzo, apprende immagini di sé differenti: riprendendo uno degli esempi, la mamma che si preoccupa del suo pianto gli comunica di essere meritevole di protezione e accudimento; la tata che sorride e sdrammatizza lo aiuta a comprendere che è sufficientemente forte da superare il momento di disagio in autonomia; fare una sola di queste due esperienze impoverisce l’immagine di sé del bambino.

La funzione sociale è inoltre espressa dalla capacità di rappresentare il bambino e poi il ragazzo all’interno di una storia familiare che attraversa le generazioni: come si collocano i genitori dentro le rispettive storie familiari e come si colloca l’arrivo del figlio dentro quel particolare momento della storia generazionale.

#Iorestoacasa apparentemente può inibire questa funzione genitoriale che è volta a favorire la socialità e l’incontro con una rete di relazioni diversificata, poiché sperimentiamo l’isolamento e la distanza sociale. In realtà è una funzione fondamentale, a maggior ragione in questo periodo. Ci dà l’occasione in primo luogo di rendere visibile, al bambino o al ragazzo, che accogliamo nella stretta convivenza le differenze dello stile di accudimento di adulti per lui significativi. Possiamo allenarci a evitare il giudizio verso l’altro o gli altri adulti con cui nostro figlio ci sente o ci vede interagire, sia che si abiti insieme sia che si abiti in case diverse.

Possiamo incoraggiare e accogliere che le persone che interagiscono con nostro figlio lo facciano con il loro peculiare stile. Possiamo esercitarci a evidenziare, narrandole e non giudicandole, le eventuali differenze. La convivenza prolungata ci dà inoltre la possibilità di raccontare le storie familiari, affinché l’essere parte di una storia diventa per il bambino e il ragazzo la possibilità di fantasticare su cosa c’è stato prima di lui e quali possono essere le evoluzioni della sua stessa vita.

Raccontare al figlio come la coppia genitoriale si è conosciuta, quando si sono incontrati i nonni, raccontare le storie degli avi, degli amici, dei conoscenti, alimenta l’immaginazione del figlio e gli apre i mondi del possibile, lo fa sentire parte di un mondo grande e non di un piccolo e perimetrato spazio ristretto e prevedibile.

 

 

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Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it