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Le Nostre Parole

Nomofobia: Dipendenza da Smartphone? Come uscire dal Loop

da | Feb 6, 2019 | Letture | 0 commenti

Ormai è certo, il cellulare è una droga molto diffusa e genera psicopatologia. La dipendenza da questi oggetti del desiderio, affligge molti di noi e le persone a noi care, e ha addirittura conquistato un nome: si parla di Nomofobia, letteralmente No-mobile-Phone-Phobia.

Per Nomofobia si intende la paura di rimanere disconnessi, privi del collegamento alla rete. I primi a parlarne, nel 2008, sono stati i ricercatori di Yougov, che hanno condotto uno studio commissionato da Stewart Fox-Mills, responsabile del settore telefonia di Post Office Ltd. La ricerca ha evidenziato che a soffrire di questa moderna malattia sono il 53% degli uomini e il 48% delle donne che possiedono un cellulare.

Si manifesta come un disagio, un malessere, uno stato generalizzato d’ansia simile a quello provocato da altri tipi di fobie. Inoltre ha un impatto negativo sulle relazioni e sulla capacità di stare in contatto aperto con gli altri. Il fotografo Eric Pickersgill ha realizzato una serie di scatti girando per gli Stati Uniti, in cui ritrae persone normali impegnate in un’attività quotidiana: guardare il proprio telefonino. Togliendo il cellulare dalle immagini ottiene un effetto potente capace di veicolare solitudine e isolamento.

E tu? Sei affetto da nomofobia? Prova a misurarti su questo breve test.

  • Sblocchi lo schermo del cellulare più di 20 volte in un’ora?
  • Dato che non si sa mai, esci sempre con una powerbank al seguito?
  • Ti capita di mettere il cellulare in carica al ristorante, al bar, ovunque pur di far risalire la percentuale della batteria?
  • Se non trovi il telefonino è panico?
  • Sei affetto da allucinazioni uditive e senti sempre la tua suoneria in azione?
  • Sul tavolo del ristorante lasci lo schermo in vista per non perdere neanche una notifica?
  • Tieni il cellulare acceso sempre, anche quando dormi?
  • Vai al bagno con il cellulare?
  • Se esci di casa senza, sei disposto a tornare indietro per riprenderlo anche se sei quasi arrivato?
  • Uno non ti basta, ne hai due?
  • Ti capita di girare come un pazzo alla ricerca del segnale di rete incurante di ciò che ti accade intorno e del ridicolo di certi comportamenti?
  • Guardi il video mentre intrattieni conversazioni con colleghi, amici, familiari?
  • Se voli in aereo, lo riattivi prima di giungere al finger?
  • Sono più di 10 le cose che non puoi fare senza cellulare dietro?
  • Fai gli auguri di compleanno esclusivamente per App a più del 70% delle persone che conosci?

Se hai risposto si a più di 7 domande, ci sei dentro con tutte le scarpe.

A questo punto non resta che provare a disintossicarsi e a riacquistare un rapporto tecnologicamente umano con il tuo Smartphone. Prova ad adottare 4 semplici abitudini che ti permettano di superare la dipendenza.

1) La parolina magica: Potere. Se sei diventato consapevole di una dipendenza puoi prestare maggiore attenzione al tuo dialogo interno, a come parli a te stesso per uscire dal tunnel. Le induzioni tipo “devo limitare…”, “devo usare meno…”, “devo smettere di…”, non sono efficaci e mantengono le cattive abitudini di abuso. Le doverizzazioni non riescono a liberare la volontà di agire e richiamano a ciò che non vogliamo. Adottare la magica parola del potere aiuta a focalizzare che cosa desideriamo fare. Comincia a pensare a quello che puoi fare: “posso scegliere di usare…” “posso dedicarmi di più a…”, “posso iniziare a…”. Concentrati sul mondo della possibilità, sarà più facile agire e scegliere e trasformare i desideri in sane abitudini.

2) Scegli di stare senza. A piccole dosi scegli di allontanare da te il cellulare. Questo può rimanere dentro la tasca o dentro la borsa mentre sei a tavola, puoi lasciarlo in una stanza diversa da quella in cui sei, puoi depositarlo dentro un cassetto, puoi lasciarlo capovolto e silenzioso sulla scrivania per non vedere lo schermo che si attiva, puoi mettere anche il tuo smartwatch in modalità notturna. Evita di portarlo in camera da letto e mettilo in carica durante la notte in una stanza diversa da quella in cui dormi. Insomma puoi avvantaggiarti creando lontananza e separazione pur limitando l’ansia perché l’oggetto è fondamentalmente raggiungibile.

3) Usa il timer. Quando navighiamo sullo Smartphone, entriamo nel loop di gradevoli azioni a catena: ricercare, scorrere, cliccare e guardare. Questo circolo conduce in una sorte di trance, un “ciclo ludico”, simile a quello che si attiva nel gioco d’azzardo, che ci porta a ripetere delle azioni che danno piacere grazie alla produzione, a livello celebrale, di dopamina, generando quasi una dipendenza da scorrimento sul touch screen. Iniziamo con un’occhiata allo schermo per capire cosa accade, poi apriamo una app, mentre stiamo dentro arrivano notifiche su altre app, le andiamo a vedere, per poi ritornare indietro, e via e via. Per interrompere la trance aiutati con un timer. Il modo migliore per uscire dal trance è darsi un tempo di utilizzo, porsi dei limiti. Datti degli stop, limita il tuo tempo di trance costringendoti a riemergere, dotati di timer visibili che ti risveglino dalla trance.

4) Partecipa a un corso Humanities. Condividiamo sempre la regola di staccarsi dal proprio cellulare durante le attività, limitandone l’uso durante i momenti di pausa, e invitiamo a darsi il permesso di dedicarsi a se stessi, all’apprendimento, all’incontro con gli altri colleghi di corso e trainer.

A questo punto, buon lavoro, non ci resta che augurarti una pronta guarigione e una rinnovata scoperta dell’orizzonte ampio e dell’incontro autentico con gli altri.

Per approfondire:

Adam Alter “Irresistibile. Come dire no alla schiavitù della tecnologia”, 2017 Giunti Psychometric

Natasha Shull “Addiction by Design: Machine Gambling in Las Vegas” 2012, Princeton. Princeton University Press

 

 

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Per maggiori informazioni sul percorso formativo a distanza attivabile

da HXO Srl per le persone della tua organizzazione puoi scrivere

Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it

da | Feb 6, 2019 | Letture | 0 commenti

Ormai è certo, il cellulare è una droga molto diffusa e genera psicopatologia. La dipendenza da questi oggetti del desiderio, affligge molti di noi e le persone a noi care, e ha addirittura conquistato un nome: si parla di Nomofobia, letteralmente No-mobile-Phone-Phobia.

Per Nomofobia si intende la paura di rimanere disconnessi, privi del collegamento alla rete. I primi a parlarne, nel 2008, sono stati i ricercatori di Yougov, che hanno condotto uno studio commissionato da Stewart Fox-Mills, responsabile del settore telefonia di Post Office Ltd. La ricerca ha evidenziato che a soffrire di questa moderna malattia sono il 53% degli uomini e il 48% delle donne che possiedono un cellulare.

Si manifesta come un disagio, un malessere, uno stato generalizzato d’ansia simile a quello provocato da altri tipi di fobie. Inoltre ha un impatto negativo sulle relazioni e sulla capacità di stare in contatto aperto con gli altri. Il fotografo Eric Pickersgill ha realizzato una serie di scatti girando per gli Stati Uniti, in cui ritrae persone normali impegnate in un’attività quotidiana: guardare il proprio telefonino. Togliendo il cellulare dalle immagini ottiene un effetto potente capace di veicolare solitudine e isolamento.

E tu? Sei affetto da nomofobia? Prova a misurarti su questo breve test.

  • Sblocchi lo schermo del cellulare più di 20 volte in un’ora?
  • Dato che non si sa mai, esci sempre con una powerbank al seguito?
  • Ti capita di mettere il cellulare in carica al ristorante, al bar, ovunque pur di far risalire la percentuale della batteria?
  • Se non trovi il telefonino è panico?
  • Sei affetto da allucinazioni uditive e senti sempre la tua suoneria in azione?
  • Sul tavolo del ristorante lasci lo schermo in vista per non perdere neanche una notifica?
  • Tieni il cellulare acceso sempre, anche quando dormi?
  • Vai al bagno con il cellulare?
  • Se esci di casa senza, sei disposto a tornare indietro per riprenderlo anche se sei quasi arrivato?
  • Uno non ti basta, ne hai due?
  • Ti capita di girare come un pazzo alla ricerca del segnale di rete incurante di ciò che ti accade intorno e del ridicolo di certi comportamenti?
  • Guardi il video mentre intrattieni conversazioni con colleghi, amici, familiari?
  • Se voli in aereo, lo riattivi prima di giungere al finger?
  • Sono più di 10 le cose che non puoi fare senza cellulare dietro?
  • Fai gli auguri di compleanno esclusivamente per App a più del 70% delle persone che conosci?

Se hai risposto si a più di 7 domande, ci sei dentro con tutte le scarpe.

A questo punto non resta che provare a disintossicarsi e a riacquistare un rapporto tecnologicamente umano con il tuo Smartphone. Prova ad adottare 4 semplici abitudini che ti permettano di superare la dipendenza.

1) La parolina magica: Potere. Se sei diventato consapevole di una dipendenza puoi prestare maggiore attenzione al tuo dialogo interno, a come parli a te stesso per uscire dal tunnel. Le induzioni tipo “devo limitare…”, “devo usare meno…”, “devo smettere di…”, non sono efficaci e mantengono le cattive abitudini di abuso. Le doverizzazioni non riescono a liberare la volontà di agire e richiamano a ciò che non vogliamo. Adottare la magica parola del potere aiuta a focalizzare che cosa desideriamo fare. Comincia a pensare a quello che puoi fare: “posso scegliere di usare…” “posso dedicarmi di più a…”, “posso iniziare a…”. Concentrati sul mondo della possibilità, sarà più facile agire e scegliere e trasformare i desideri in sane abitudini.

2) Scegli di stare senza. A piccole dosi scegli di allontanare da te il cellulare. Questo può rimanere dentro la tasca o dentro la borsa mentre sei a tavola, puoi lasciarlo in una stanza diversa da quella in cui sei, puoi depositarlo dentro un cassetto, puoi lasciarlo capovolto e silenzioso sulla scrivania per non vedere lo schermo che si attiva, puoi mettere anche il tuo smartwatch in modalità notturna. Evita di portarlo in camera da letto e mettilo in carica durante la notte in una stanza diversa da quella in cui dormi. Insomma puoi avvantaggiarti creando lontananza e separazione pur limitando l’ansia perché l’oggetto è fondamentalmente raggiungibile.

3) Usa il timer. Quando navighiamo sullo Smartphone, entriamo nel loop di gradevoli azioni a catena: ricercare, scorrere, cliccare e guardare. Questo circolo conduce in una sorte di trance, un “ciclo ludico”, simile a quello che si attiva nel gioco d’azzardo, che ci porta a ripetere delle azioni che danno piacere grazie alla produzione, a livello celebrale, di dopamina, generando quasi una dipendenza da scorrimento sul touch screen. Iniziamo con un’occhiata allo schermo per capire cosa accade, poi apriamo una app, mentre stiamo dentro arrivano notifiche su altre app, le andiamo a vedere, per poi ritornare indietro, e via e via. Per interrompere la trance aiutati con un timer. Il modo migliore per uscire dal trance è darsi un tempo di utilizzo, porsi dei limiti. Datti degli stop, limita il tuo tempo di trance costringendoti a riemergere, dotati di timer visibili che ti risveglino dalla trance.

4) Partecipa a un corso Humanities. Condividiamo sempre la regola di staccarsi dal proprio cellulare durante le attività, limitandone l’uso durante i momenti di pausa, e invitiamo a darsi il permesso di dedicarsi a se stessi, all’apprendimento, all’incontro con gli altri colleghi di corso e trainer.

A questo punto, buon lavoro, non ci resta che augurarti una pronta guarigione e una rinnovata scoperta dell’orizzonte ampio e dell’incontro autentico con gli altri.

Per approfondire:

Adam Alter “Irresistibile. Come dire no alla schiavitù della tecnologia”, 2017 Giunti Psychometric

Natasha Shull “Addiction by Design: Machine Gambling in Las Vegas” 2012, Princeton. Princeton University Press

 

 

 

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Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it