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BLOG

Le Nostre Parole

Parliamo di rivoluzioni, con Amedea Pennacchi

Mar 18, 2019 | Letture | 0 commenti

Paola: Ciao Amedea, chi sei?

Amedea: Una donna, moglie e madre di due figli, che dopo quaranta anni di vita aziendale, si è volontariamente e felicemente ritirata a vita privata.

Lara: Una Manager una volta ci ha detto di te: Amedea è colei che ha cambiato profondamente l’azienda portandoci nel futuro e aiutandoci a cambiare forma mentis. Che rivoluzione hai fatto?

Amedea: Grazie a un forte committment del vertice, in un progetto di risanamento delle FS, negli anni dal 2006 al 2016, abbiamo rinnovato l’intero management aziendale. Abbiamo rivoluzionato tutto il ciclo della gestione e sviluppo delle risorse, dall’assunzione allo sviluppo di carriera, rivedendo e integrando le diverse fasi di valutazione, feed back, piani di sviluppo e formazione. Abbiamo lavorato potenziando le aree di forza delle persone non trascurando le aree di miglioramento e rendendole più consapevoli. La formazione è stata una leva a sostegno delle diverse fasi di sviluppo. Sono una testimone privilegiata di un intervento sulle risorse umane in chiave fortemente meritocratica.

Paola: Che cos’è il coraggio per te?

Amedea: Avere coraggio vuol dire vivere la vita fino in fondo, rischiando e buttandosi a capo fitto nelle cose. Coraggio è stare in mezzo alla corrente e non sulla riva.

Lara: Qual è la cosa più coraggiosa che hai fatto?

Amedea: Non c’è una cosa in particolare, ma diverse. Quelle che mi vengono in mente, alla rinfusa per ora sono:
• Aver affrontato un viaggio in Perù da sola (on the road con sacco a pelo)
• Aver scalato delle montagne
• L’essermi rimessa in gioco dopo un grande smacco sul lavoro (è stata la mia fortuna)
• Attraversare un sottopassaggio alle 4 del mattino seguita da un branco di cani randagi mantenendo la calma
• Ritirarmi a vita privata senza avere ancora un chiaro progetto di vita
• Aver detto quello che pensavo in un momento in cui tutti stavano zitti.

Paola: Cosa è per te la Formazione?

Amedea: La formazione è uno strumento per ampliare le conoscenze. Serve a lavorare sulle skill e le competenze delle persone per rinforzarle o ampliarle. La formazione è tenere la mente aperta e far scoccare delle scintille.

Lara: Cosa farai da grande?

Amedea: Sono già grande. Al momento, dopo quaranta anni di lavoro aziendale, mi sto ridefinendo per tentativi ed errori. Non gioco a bridge. Desidero restituire il molto che ho avuto nella vita, mettendo al servizio degli altri il mio tempo, le mie conoscenze, le mie energie. Al momento faccio volontariato con la Comunità di Sant Egidio e con l’Ospedale Bambin Gesù. Collaboro come mentore con PWN, faccio la babysitter volontaria a dei bambini eccezionali, frequento due corsi di scrittura creativa, sto scrivendo due romanzi. Tra i miei progetti c’è percorrere la via Francigena a piedi partendo dalla Svevia e passando per il Brennero. Vorrei impegnarmi di più nel sociale, ma non ci sono al momento partiti capaci di ispirarmi. Ho paura che il tempo non sia sufficiente per fare tutto.

Paola: Dicono di te…

Amedea: Non lo so cosa dicono di me, ma posso immaginarlo, sono positiva, energetica, innovativa. Ai colleghi in Ferrovie mancano le mie risate.

Lara: Che sapore ha il potere?

Amedea: Non lo so. Purtroppo ho sempre avuto la percezione del potere solo dopo che non ce l’avevo più. Nella mia vita penso di avere avuto tanto potere, ma di averlo sempre messo a disposizione delle persone. Mi piace avere il potere della volpe nei confronti del Piccolo Principe: essere addomesticata, riconosciuta e amata in piena reciprocità.

Paola: Una Metafora per la tua carriera?

Amedea: Un lungo viaggio, a volte faticoso, con momenti di confusione e smarrimento, ma esaltante, sempre alla ricerca di qualcosa e di un senso. Gli ultimi anni della mia carriera in FS sono stati i più belli e più intensi.

Lara: Cosa suggeriresti a una giovane che inizia ora la sua carriera?

Amedea: Seguire sempre le proprie inclinazioni e aspirazioni. Se proprio ti tocca lavorare in un posto che non ami per sopravvivere, fallo bene, sii gentile e nel frattempo coltiva i tuoi interessi all’esterno. Non smettere di lavorare su di te accrescendo cultura, conoscenze ed esperienze. Non mollare. Si consapevole di te, del tuo talento e mettilo a frutto. Abbi il coraggio di cambiare e di rimetterti in gioco quando senti che stai diventando un elemento dell’arredo o che hai esaurito la spinta propulsiva. Sii generoso/a.

Paola: Un giorno indimenticabile?

Amedea: La grande festa di addio agli amici e compagni ferrovieri.

Lara: Una persona indimenticabile?

Amedea: Non ce ne ho una in particolare ma ne ho diverse e tutte hanno svolto un ruolo importante nella mia vita. Nella sfera famigliare mi sento di citare i miei genitori per i valori che mi hanno trasmesso e l’esempio che mi hanno dato, i miei fratelli e sorelle, mio marito, i miei figli, mia cognata Rosanna Garavoglia, una donna stoica, volitiva, energica e generosa come non ne ho mai conosciuto. Nella sfera lavorativa ho avuto grandi maestri e mentori. Qui, in particolare, voglio ricordare, Silvano Del Lungo che mi ha dato apertura mentale e multidisciplinarietà, Francesco Mengozzi per il rigore e il valore della squadra, Mauro Moretti per il coraggio, l’assunzione di responsabilità e rischio, l’autonomia dalla politica.

Paola: Sassolino nella scarpa?

Amedea: All’attuale management delle FS mi sento di dire: “Siate più autonomi dalla politica”.

Lara: Hai seguito un progetto di sviluppo della leadership al femminile. Racconti brevemente l’esperienza?

Amedea: Sì ho seguito vari progetti nel gruppo FS e anche fuori. Le iniziative dedicate alle donne sono molto importanti perché danno forza, fanno rete e fanno sentire le donne meno sole. Solitamente ci si ritrova a lavorare in ambienti maschili dove prevalgono stili hard e fortemente competitivi e dove è difficile proporsi ed emergere. Le donne pensano che debba essere la performance a parlare per loro e tendono a non farsi avanti. Di solito aspettano che un mentore, solitamente un maschio, le noti e investa su di loro. Ogni volta che in azienda si applicano criteri meritocratici di valutazione della leadership le donne escono fuori meglio dei loro colleghi. A parità di competenze cognitive, realizzative, relazionali, le donne hanno un quid in più che viene dalla sfera soft delle competenze. Ad esempio le donne hanno intelligenza emotiva, fanno squadra, sono capaci di motivare le risorse. Nella comunicazione devo imparare a essere più sicure e assertive che non significa essere aggressive. Le iniziative che ho seguito su questi temi sono state uno strumento utile per accrescere la consapevolezza di sè.

 

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Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it

Mar 18, 2019 | Letture | 0 commenti

Paola: Ciao Amedea, chi sei?

Amedea: Una donna, moglie e madre di due figli, che dopo quaranta anni di vita aziendale, si è volontariamente e felicemente ritirata a vita privata.

Lara: Una Manager una volta ci ha detto di te: Amedea è colei che ha cambiato profondamente l’azienda portandoci nel futuro e aiutandoci a cambiare forma mentis. Che rivoluzione hai fatto?

Amedea: Grazie a un forte committment del vertice, in un progetto di risanamento delle FS, negli anni dal 2006 al 2016, abbiamo rinnovato l’intero management aziendale. Abbiamo rivoluzionato tutto il ciclo della gestione e sviluppo delle risorse, dall’assunzione allo sviluppo di carriera, rivedendo e integrando le diverse fasi di valutazione, feed back, piani di sviluppo e formazione. Abbiamo lavorato potenziando le aree di forza delle persone non trascurando le aree di miglioramento e rendendole più consapevoli. La formazione è stata una leva a sostegno delle diverse fasi di sviluppo. Sono una testimone privilegiata di un intervento sulle risorse umane in chiave fortemente meritocratica.

Paola: Che cos’è il coraggio per te?

Amedea: Avere coraggio vuol dire vivere la vita fino in fondo, rischiando e buttandosi a capo fitto nelle cose. Coraggio è stare in mezzo alla corrente e non sulla riva.

Lara: Qual è la cosa più coraggiosa che hai fatto?

Amedea: Non c’è una cosa in particolare, ma diverse. Quelle che mi vengono in mente, alla rinfusa per ora sono:
• Aver affrontato un viaggio in Perù da sola (on the road con sacco a pelo)
• Aver scalato delle montagne
• L’essermi rimessa in gioco dopo un grande smacco sul lavoro (è stata la mia fortuna)
• Attraversare un sottopassaggio alle 4 del mattino seguita da un branco di cani randagi mantenendo la calma
• Ritirarmi a vita privata senza avere ancora un chiaro progetto di vita
• Aver detto quello che pensavo in un momento in cui tutti stavano zitti.

Paola: Cosa è per te la Formazione?

Amedea: La formazione è uno strumento per ampliare le conoscenze. Serve a lavorare sulle skill e le competenze delle persone per rinforzarle o ampliarle. La formazione è tenere la mente aperta e far scoccare delle scintille.

Lara: Cosa farai da grande?

Amedea: Sono già grande. Al momento, dopo quaranta anni di lavoro aziendale, mi sto ridefinendo per tentativi ed errori. Non gioco a bridge. Desidero restituire il molto che ho avuto nella vita, mettendo al servizio degli altri il mio tempo, le mie conoscenze, le mie energie. Al momento faccio volontariato con la Comunità di Sant Egidio e con l’Ospedale Bambin Gesù. Collaboro come mentore con PWN, faccio la babysitter volontaria a dei bambini eccezionali, frequento due corsi di scrittura creativa, sto scrivendo due romanzi. Tra i miei progetti c’è percorrere la via Francigena a piedi partendo dalla Svevia e passando per il Brennero. Vorrei impegnarmi di più nel sociale, ma non ci sono al momento partiti capaci di ispirarmi. Ho paura che il tempo non sia sufficiente per fare tutto.

Paola: Dicono di te…

Amedea: Non lo so cosa dicono di me, ma posso immaginarlo, sono positiva, energetica, innovativa. Ai colleghi in Ferrovie mancano le mie risate.

Lara: Che sapore ha il potere?

Amedea: Non lo so. Purtroppo ho sempre avuto la percezione del potere solo dopo che non ce l’avevo più. Nella mia vita penso di avere avuto tanto potere, ma di averlo sempre messo a disposizione delle persone. Mi piace avere il potere della volpe nei confronti del Piccolo Principe: essere addomesticata, riconosciuta e amata in piena reciprocità.

Paola: Una Metafora per la tua carriera?

Amedea: Un lungo viaggio, a volte faticoso, con momenti di confusione e smarrimento, ma esaltante, sempre alla ricerca di qualcosa e di un senso. Gli ultimi anni della mia carriera in FS sono stati i più belli e più intensi.

Lara: Cosa suggeriresti a una giovane che inizia ora la sua carriera?

Amedea: Seguire sempre le proprie inclinazioni e aspirazioni. Se proprio ti tocca lavorare in un posto che non ami per sopravvivere, fallo bene, sii gentile e nel frattempo coltiva i tuoi interessi all’esterno. Non smettere di lavorare su di te accrescendo cultura, conoscenze ed esperienze. Non mollare. Si consapevole di te, del tuo talento e mettilo a frutto. Abbi il coraggio di cambiare e di rimetterti in gioco quando senti che stai diventando un elemento dell’arredo o che hai esaurito la spinta propulsiva. Sii generoso/a.

Paola: Un giorno indimenticabile?

Amedea: La grande festa di addio agli amici e compagni ferrovieri.

Lara: Una persona indimenticabile?

Amedea: Non ce ne ho una in particolare ma ne ho diverse e tutte hanno svolto un ruolo importante nella mia vita. Nella sfera famigliare mi sento di citare i miei genitori per i valori che mi hanno trasmesso e l’esempio che mi hanno dato, i miei fratelli e sorelle, mio marito, i miei figli, mia cognata Rosanna Garavoglia, una donna stoica, volitiva, energica e generosa come non ne ho mai conosciuto. Nella sfera lavorativa ho avuto grandi maestri e mentori. Qui, in particolare, voglio ricordare, Silvano Del Lungo che mi ha dato apertura mentale e multidisciplinarietà, Francesco Mengozzi per il rigore e il valore della squadra, Mauro Moretti per il coraggio, l’assunzione di responsabilità e rischio, l’autonomia dalla politica.

Paola: Sassolino nella scarpa?

Amedea: All’attuale management delle FS mi sento di dire: “Siate più autonomi dalla politica”.

Lara: Hai seguito un progetto di sviluppo della leadership al femminile. Racconti brevemente l’esperienza?

Amedea: Sì ho seguito vari progetti nel gruppo FS e anche fuori. Le iniziative dedicate alle donne sono molto importanti perché danno forza, fanno rete e fanno sentire le donne meno sole. Solitamente ci si ritrova a lavorare in ambienti maschili dove prevalgono stili hard e fortemente competitivi e dove è difficile proporsi ed emergere. Le donne pensano che debba essere la performance a parlare per loro e tendono a non farsi avanti. Di solito aspettano che un mentore, solitamente un maschio, le noti e investa su di loro. Ogni volta che in azienda si applicano criteri meritocratici di valutazione della leadership le donne escono fuori meglio dei loro colleghi. A parità di competenze cognitive, realizzative, relazionali, le donne hanno un quid in più che viene dalla sfera soft delle competenze. Ad esempio le donne hanno intelligenza emotiva, fanno squadra, sono capaci di motivare le risorse. Nella comunicazione devo imparare a essere più sicure e assertive che non significa essere aggressive. Le iniziative che ho seguito su questi temi sono state uno strumento utile per accrescere la consapevolezza di sè.

 

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Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it