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Le Nostre Parole

Training week: il magico potere della X

da | Gen 15, 2020 | Letture

La Training Week è stata un altro momento importante della nostra crescita, un altro modulo del Lego posato su questa torre bellissima che noi di HXO stiamo edificando  e che continua a salire.Un altro pezzo che si aggiunge ad una storia professionale che ci fa costruire il futuro.

se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è più niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall’alto, […].
(Le otto montagne – Paolo Cognetti).

Il futuro è a monte, il passato è a valle  ed il nostro logo racconta tanto di noi e del nostro futuro. Un logo che nessun esperto di pubblicità e di web marketing suggerirebbe,  complesso, forse poco accogliente, con quella X così abrasiva. ​Che però non ricerca i like, ma vuole testimoniare una propria identità e una propria distintività, fatta di valori e competenze.Mi accorgo di essere passato dal Lego al Logo, ma non è un artificio retorico, un cambio di vocale da Settimana Enigmistica.

Un passaggio questo che non è voluto ma non è neppure casuale.

Infatti, se la tecnica formativa del Lego si basa sul “Serious Play”, un “gioco serio”, anche le nostre Humanities si fondano su due termini  tra loro distanti, Inventrix e Opera: non due aggettivi, due sostantivi. Inventrix, guardare fuori, leggere il contesto, innovare, sviluppare learning agility. Opera, guardare dentro: metodo, competenza, rigore. Due parole tra loro in contraddizione che vogliono mantenere il loro significato e non ricercano declinazioni più funzionali o composizioni più appropriate.

Allora parliamo della H e dei significati che la X riesce a produrre.

La prima sottolineatura riguarda le humanities.
Ultimamente si parla di rivincita della cultura umanistica, di trionfo delle soft skills, di una diversa riflessione degli stessi colossi tecnologici sul dominio delle competenze STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). È importante questo rinnovato rilievo dato alla cultura umanistica, ai tratti rinascimentali che deve avere l’ingegneria – del resto “siamo nani sulle spalle dei giganti” –  ma a noi non interessa, pur apprezzando il genio dei grandi del passato, contemplare ciò che stato.
Ci piace costruire, non sapere cosa è stato costruito.

Noi vogliamo porre tutta l’attenzione possibile  su ciò che è umano con la stessa forza e lo stesso spirito di un sapere scientifico che si articola però nelle scienze umane, sociali e psicologiche. Produzione e creatività per il presente, non uno studio rivolto al passato che indebolisce l’innovazione e favorisce la passività e la ripetitività.

Dopo aver accennato alla H di Humanities, voglio approfondire la X  che, con le parole “Inventrix” ed  “Opera”,  un rapporto fecondo tra predicati tra loro in contraddizione e fa sorgere legami trasformativi.

Il primo rilievo riguarda l’incrocio immaginario del chiasmo (dalla forma della lettera greca “chi”) che unisce tra loro concetti in cui, a seconda dello scenario e del contesto, una posizione assume un ruolo guida rispetto all’altra: cambiamento della cultura e cultura del cambiamento, rapporto di lavoro e lavoro di rapporti, cambiamento del management o management del cambiamento.

Il secondo concerne l’ossimoro (la lucida follia, il silenzio assordante) che avvicina Inventrix ed Opera e genera combinazioni o accostamenti originali, innovativi capaci di generare curiosità, stupore e sorpresa.

Il terzo è relativo alla X come coefficiente di moltiplicazione: ciò che umano è un fattore incrementale e di accrescimento per le organizzazioni.
Umano vuol dire: partire dalla persona, avvicinarsi ai “moti dell’anima”, accogliere le sue emozioni soprattutto in questo momento in cui le emozioni sono diventate le regine della conoscenza e la tecnologia il detonatore del cambiamento. E questo significa generare un dialogo multidisciplinare tra chi si occupa di tecnologia e chi deve individuare nuove regole d’ingaggio; sviluppare un senso critico per abitare e non subire il digitale; trovare antidoti agli algoritmi e a certa tossicità dei device. Perché se da un lato l’organizzazione richiede time to market, innovazione, prestazione e risultato, dall’altro genera ansia, pressione, stress, paura del futuro.

Gli stessi colori del logo sono rivelatori  di questa volontà trasformativa e della nostra mentalità e identità. Il blu e il grigio che tra loro si alternano alla ricerca di equilibri sempre più evoluti. Il blu dell’apprendimento, della disciplina (discipulus), della competenza,dell’analisi,del giudizio.

Il grigio, l’universo del bianco e del nero uniti, l’intransigenza e l’integrità del bianco che si fondono con la bellezza e la forza del nero; bianco e nero, colori capaci di dare una rappresentazione della realtà più vera di quella dei colori. Il grigio come rappresentazione della mossa del cavallo: uscire dalla rigidità del pensiero unico, affrontare gli sghembi della ragione, saper vivere nella complessità.

Archiloco, lirico greco del VII secolo A.C. aveva chiaro il valore di queste fusioni creative “La volpe sa molte cose, il riccio ne sa una grande”: Inventrix è la volpe, Opera è il riccio. Le volpi vivono una grande varietà di esperienze ed il pensiero si muove su diversi livelli con un approccio centrifugo. I ricci ricercano la coerenza ed un sistema di pensiero strutturato con un approccio centripeto.

Il nostro gruppo sa essere Inventrix, volpe, e Opera, riccio, e sa combinare il rifiuto della logica  “del due più due” e l’agilità mentale della volpe  con la coerenza, la profondità ed il metodo del riccio.

Voglio ricordare che il frammento di Archiloco  è alla base del saggio di Isaiah Berlin (1952) sulle menti del passato: Aristotele era una volpe, Platone un riccio. Shakespeare una volpe, Dante un riccio.

Tu che leggi, sei volpe o riccio?

da | Gen 15, 2020 | Letture

La Training Week è stata un altro momento importante della nostra crescita, un altro modulo del Lego posato su questa torre bellissima che noi di HXO stiamo edificando  e che continua a salire.Un altro pezzo che si aggiunge ad una storia professionale che ci fa costruire il futuro.

se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è più niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall’alto, […].
(Le otto montagne – Paolo Cognetti).

Il futuro è a monte, il passato è a valle  ed il nostro logo racconta tanto di noi e del nostro futuro. Un logo che nessun esperto di pubblicità e di web marketing suggerirebbe,  complesso, forse poco accogliente, con quella X così abrasiva. ​Che però non ricerca i like, ma vuole testimoniare una propria identità e una propria distintività, fatta di valori e competenze.Mi accorgo di essere passato dal Lego al Logo, ma non è un artificio retorico, un cambio di vocale da Settimana Enigmistica.

Un passaggio questo che non è voluto ma non è neppure casuale.

Infatti, se la tecnica formativa del Lego si basa sul “Serious Play”, un “gioco serio”, anche le nostre Humanities si fondano su due termini  tra loro distanti, Inventrix e Opera: non due aggettivi, due sostantivi. Inventrix, guardare fuori, leggere il contesto, innovare, sviluppare learning agility. Opera, guardare dentro: metodo, competenza, rigore. Due parole tra loro in contraddizione che vogliono mantenere il loro significato e non ricercano declinazioni più funzionali o composizioni più appropriate.

Allora parliamo della H e dei significati che la X riesce a produrre.

La prima sottolineatura riguarda le humanities.
Ultimamente si parla di rivincita della cultura umanistica, di trionfo delle soft skills, di una diversa riflessione degli stessi colossi tecnologici sul dominio delle competenze STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). È importante questo rinnovato rilievo dato alla cultura umanistica, ai tratti rinascimentali che deve avere l’ingegneria – del resto “siamo nani sulle spalle dei giganti” –  ma a noi non interessa, pur apprezzando il genio dei grandi del passato, contemplare ciò che stato.
Ci piace costruire, non sapere cosa è stato costruito.

Noi vogliamo porre tutta l’attenzione possibile  su ciò che è umano con la stessa forza e lo stesso spirito di un sapere scientifico che si articola però nelle scienze umane, sociali e psicologiche. Produzione e creatività per il presente, non uno studio rivolto al passato che indebolisce l’innovazione e favorisce la passività e la ripetitività.

Dopo aver accennato alla H di Humanities, voglio approfondire la X  che, con le parole “Inventrix” ed  “Opera”,  un rapporto fecondo tra predicati tra loro in contraddizione e fa sorgere legami trasformativi.

Il primo rilievo riguarda l’incrocio immaginario del chiasmo (dalla forma della lettera greca “chi”) che unisce tra loro concetti in cui, a seconda dello scenario e del contesto, una posizione assume un ruolo guida rispetto all’altra: cambiamento della cultura e cultura del cambiamento, rapporto di lavoro e lavoro di rapporti, cambiamento del management o management del cambiamento.

Il secondo concerne l’ossimoro (la lucida follia, il silenzio assordante) che avvicina Inventrix ed Opera e genera combinazioni o accostamenti originali, innovativi capaci di generare curiosità, stupore e sorpresa.

Il terzo è relativo alla X come coefficiente di moltiplicazione: ciò che umano è un fattore incrementale e di accrescimento per le organizzazioni.
Umano vuol dire: partire dalla persona, avvicinarsi ai “moti dell’anima”, accogliere le sue emozioni soprattutto in questo momento in cui le emozioni sono diventate le regine della conoscenza e la tecnologia il detonatore del cambiamento. E questo significa generare un dialogo multidisciplinare tra chi si occupa di tecnologia e chi deve individuare nuove regole d’ingaggio; sviluppare un senso critico per abitare e non subire il digitale; trovare antidoti agli algoritmi e a certa tossicità dei device. Perché se da un lato l’organizzazione richiede time to market, innovazione, prestazione e risultato, dall’altro genera ansia, pressione, stress, paura del futuro.

Gli stessi colori del logo sono rivelatori  di questa volontà trasformativa e della nostra mentalità e identità. Il blu e il grigio che tra loro si alternano alla ricerca di equilibri sempre più evoluti. Il blu dell’apprendimento, della disciplina (discipulus), della competenza,dell’analisi,del giudizio.

Il grigio, l’universo del bianco e del nero uniti, l’intransigenza e l’integrità del bianco che si fondono con la bellezza e la forza del nero; bianco e nero, colori capaci di dare una rappresentazione della realtà più vera di quella dei colori. Il grigio come rappresentazione della mossa del cavallo: uscire dalla rigidità del pensiero unico, affrontare gli sghembi della ragione, saper vivere nella complessità.

Archiloco, lirico greco del VII secolo A.C. aveva chiaro il valore di queste fusioni creative “La volpe sa molte cose, il riccio ne sa una grande”: Inventrix è la volpe, Opera è il riccio. Le volpi vivono una grande varietà di esperienze ed il pensiero si muove su diversi livelli con un approccio centrifugo. I ricci ricercano la coerenza ed un sistema di pensiero strutturato con un approccio centripeto.

Il nostro gruppo sa essere Inventrix, volpe, e Opera, riccio, e sa combinare il rifiuto della logica  “del due più due” e l’agilità mentale della volpe  con la coerenza, la profondità ed il metodo del riccio.

Voglio ricordare che il frammento di Archiloco  è alla base del saggio di Isaiah Berlin (1952) sulle menti del passato: Aristotele era una volpe, Platone un riccio. Shakespeare una volpe, Dante un riccio.

Tu che leggi, sei volpe o riccio?