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Le Nostre Parole

Le prospettive della formazione aziendale nel New Normal:

quali direzioni?

da | Giu 15, 2020 | Letture

L’arrivo di Covid-19 ha determinato un cambio repentino e pervasivo delle abitudini lavorative in tutto il mondo, sia nelle piccole imprese che nelle multinazionali, che sono passate dalla modalità di lavoro in presenza allo Smart working.
Lo Smart Working richiede un salto di paradigma verso il proprio modo di approcciarsi al lavoro: muoversi per obiettivi, gestire il tempo in modo autonomo, fare ricorso a meccanismi di fiducia invece che di controllo, cambiare le modalità di interazione con il proprio team, i legami con l’organizzazione e la consapevolezza di sé.

Le aziende, forzate dalla necessità, hanno compreso che lavorare a distanza è un cambiamento possibile e che ha in sé vantaggi e svantaggi in termini di costi, di tempi di lavoro e di work life balance che risulta più sfumato.

Le contingenze e i limiti imposti negli ultimi mesi dal Covid-19 hanno dunque aperto orizzonti e praterie a nuove possibilità, al punto che il lavoro agile diventerà fino a fine anno la “nuova normalità” per tutti i dipendenti che ne faranno richiesta, in molte aziende. La tech company californiana Twitter qualche settimana fa ha annunciato che permetterà ai suoi dipendenti di continuare in smart working a tempo indefinito, anche una volta finita l’emergenza Covid-19. Potranno farlo tutti i dipendenti di Twitter che lo desiderano e il cui ruolo non esige la presenza in sede, anche se l’azienda non ha fornito indicazioni su quanti sarebbero i lavoratori interessati dalla nuova organizzazione.

E cosa succederà in ambito di Formazione Aziendale?

Un articolo di Forbes uscito il 16 maggio dichiara in modo netto che “Corporate Education will never return to Classroom”, non si potrà più tornare indietro.
Nell’articolo di Brandon Busteed si sottolineano i vantaggi del Training On Line che sono stati scoperti in questi mesi facendo di necessità virtù. Le aziende hanno capito di poter fare formazione online riducendo i tempi, aumentando l’efficacia e risparmiando sui costi e, sembra, ottenendo anche la piena soddisfazione dei propri collaboratori.

Cosa accadrà se al termine dell’emergenza Covid, le aziende promuoveranno al massimo la modalità di lavoro smart ai propri dipendenti?

In questi mesi abbiamo incontrato centinaia di persone in formazione online, ed effettivamente, dopo un’iniziale resistenza, abbiamo riscontrato un alto gradimento, una partecipazione puntuale e continuativa, un desiderio di apprendimento e di messa in discussione delle proprie abitudini consolidate e del proprio modo di approcciare alla propria managerialità o alla propria professionalità, decisamente sorprendente e forse inimmaginabile a gennaio 2020. Certo questo atteggiamento è stato facilitato anche dal fatto che in questo periodo la formazione è stata un’opportunità di contatto con i colleghi e con il trainer, un’occasione per ricevere stimoli positivi, suggestioni necessarie in un momento di reclusione forzata in casa.

Rispetto alle dinamiche relazionali, quello che si è visto è che il contatto in aula virtuale è ridotto, l’impatto della comunicazione para verbale e non verbale si diluisce, la socialità è limitata e gli scambi sono molto legati alle interazioni con il trainer e meno frequenti fra partecipanti. Anche laddove è possibile costruire stanze, gli scambi restano timidi e gli incontri risultano poco naturali e autentici.

Se ci mettiamo nei panni di chi continuerà a lavorare in Smart Working, ci chiediamo di cosa avrà bisogno nel futuro per promuovere la propria crescita e il proprio sviluppo, come reagirà alla parziale perdita della dimensione del team di lavoro, del luogo di incontro e di scambio in presenza, che potrebbe essere recuperata e ampliata dallo spazio delle aule di formazione.

La domanda da farsi diventa: cosa sarebbe meglio proporre in termini di formazione in futuro, capitalizzando ciò che abbiamo vissuto?

La soluzione potrebbe essere in un inclusivo “et et”, piuttosto che uno svilente “aut aut”, in una lettura costruttiva ed evolutiva di quanto accade.

La risposta ci viene dalla modalità Blended, quella che ricorre a diverse metodologie, una formazione che comprenda parti on line e parti in presenza.
Destinare al digital la fruizione di contenuti dove il focus è sulla conoscenza, e all’aula in presenza la modalità interattiva ed esperienziale, per vivere le relazioni, affinare gli apprendimenti attraverso giochi e scambi e feedback, dove il focus sono gli atteggiamenti e le modalità di lettura di sé e degli altri.

Un orizzonte in cui ideare percorsi che destinano al digital il ruolo di contenitore virtuale in cui accogliere i partecipanti e a cui fare riferimento nel tempo per un percorso che dura mesi e testimonia progressi e cambiamenti, dove darsi appuntamento, dove trovare materiale, caricare video e pillole. Parallelamente, offrire alla dimensione dell’aula il ruolo di spazio in cui è possibile rivedere in presenza i propri colleghi e il trainer, per rinsaldare l’aspetto umano e la relazione, per coltivare il network professionale, per vivere un’esperienza comune.

Non è da sottovalutare la portata emozionale che hanno avuto questi mesi per le persone, le quali nel prossimo futuro potranno aver bisogno di recuperare le sfere relazionali, di superare le paure legate alla presenza fisica degli altri, di sperimentarsi di nuovo nelle interazioni in presenza con il proprio team, di rinvigorire i processi tra persone, di rinsaldare le dinamiche di leadership guardandosi negli occhi, di praticare l’intelligenza emotiva in tempo reale e da vicino.

La formazione in presenza può essere il luogo in cui tonificare dimensioni perdute e superare dinamiche alterate e recuperare la centralità dell’essere umano, in un’era nella quale il vantaggio competitivo sarà sempre più determinato dalla consapevolezza e dai sistemi valoriali degli esseri umani prima che dei processi produttivi e organizzativi.

Quindi, sì, si potrà e si dovrà tornare indietro, forse prendendo sentieri nuovi e inesplorati, che permetteranno alle persone di trovare davvero un “nuovo normale”, una dimensione per lavorare in modo più fecondo e più appagante del passato.

 

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Per maggiori informazioni sul percorso formativo a distanza

attivabile da HXO Srl per le persone della tua

organizzazione puoi scrivere Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it

da | Giu 15, 2020 | Letture

L’arrivo di Covid-19 ha determinato un cambio repentino e pervasivo delle abitudini lavorative in tutto il mondo, sia nelle piccole imprese che nelle multinazionali, che sono passate dalla modalità di lavoro in presenza allo Smart working.
Lo Smart Working richiede un salto di paradigma verso il proprio modo di approcciarsi al lavoro: muoversi per obiettivi, gestire il tempo in modo autonomo, fare ricorso a meccanismi di fiducia invece che di controllo, cambiare le modalità di interazione con il proprio team, i legami con l’organizzazione e la consapevolezza di sé.

Le aziende, forzate dalla necessità, hanno compreso che lavorare a distanza è un cambiamento possibile e che ha in sé vantaggi e svantaggi in termini di costi, di tempi di lavoro e di work life balance che risulta più sfumato.

Le contingenze e i limiti imposti negli ultimi mesi dal Covid-19 hanno dunque aperto orizzonti e praterie a nuove possibilità, al punto che il lavoro agile diventerà fino a fine anno la “nuova normalità” per tutti i dipendenti che ne faranno richiesta, in molte aziende. La tech company californiana Twitter qualche settimana fa ha annunciato che permetterà ai suoi dipendenti di continuare in smart working a tempo indefinito, anche una volta finita l’emergenza Covid-19. Potranno farlo tutti i dipendenti di Twitter che lo desiderano e il cui ruolo non esige la presenza in sede, anche se l’azienda non ha fornito indicazioni su quanti sarebbero i lavoratori interessati dalla nuova organizzazione.

E cosa succederà in ambito di Formazione Aziendale?

Un articolo di Forbes uscito il 16 maggio dichiara in modo netto che “Corporate Education will never return to Classroom”, non si potrà più tornare indietro.
Nell’articolo di Brandon Busteed si sottolineano i vantaggi del Training On Line che sono stati scoperti in questi mesi facendo di necessità virtù. Le aziende hanno capito di poter fare formazione online riducendo i tempi, aumentando l’efficacia e risparmiando sui costi e, sembra, ottenendo anche la piena soddisfazione dei propri collaboratori.

Cosa accadrà se al termine dell’emergenza Covid, le aziende promuoveranno al massimo la modalità di lavoro smart ai propri dipendenti?

In questi mesi abbiamo incontrato centinaia di persone in formazione online, ed effettivamente, dopo un’iniziale resistenza, abbiamo riscontrato un alto gradimento, una partecipazione puntuale e continuativa, un desiderio di apprendimento e di messa in discussione delle proprie abitudini consolidate e del proprio modo di approcciare alla propria managerialità o alla propria professionalità, decisamente sorprendente e forse inimmaginabile a gennaio 2020. Certo questo atteggiamento è stato facilitato anche dal fatto che in questo periodo la formazione è stata un’opportunità di contatto con i colleghi e con il trainer, un’occasione per ricevere stimoli positivi, suggestioni necessarie in un momento di reclusione forzata in casa.

Rispetto alle dinamiche relazionali, quello che si è visto è che il contatto in aula virtuale è ridotto, l’impatto della comunicazione para verbale e non verbale si diluisce, la socialità è limitata e gli scambi sono molto legati alle interazioni con il trainer e meno frequenti fra partecipanti. Anche laddove è possibile costruire stanze, gli scambi restano timidi e gli incontri risultano poco naturali e autentici.

Se ci mettiamo nei panni di chi continuerà a lavorare in Smart Working, ci chiediamo di cosa avrà bisogno nel futuro per promuovere la propria crescita e il proprio sviluppo, come reagirà alla parziale perdita della dimensione del team di lavoro, del luogo di incontro e di scambio in presenza, che potrebbe essere recuperata e ampliata dallo spazio delle aule di formazione.

La domanda da farsi diventa: cosa sarebbe meglio proporre in termini di formazione in futuro, capitalizzando ciò che abbiamo vissuto?

La soluzione potrebbe essere in un inclusivo “et et”, piuttosto che uno svilente “aut aut”, in una lettura costruttiva ed evolutiva di quanto accade.

La risposta ci viene dalla modalità Blended, quella che ricorre a diverse metodologie, una formazione che comprenda parti on line e parti in presenza.
Destinare al digital la fruizione di contenuti dove il focus è sulla conoscenza, e all’aula in presenza la modalità interattiva ed esperienziale, per vivere le relazioni, affinare gli apprendimenti attraverso giochi e scambi e feedback, dove il focus sono gli atteggiamenti e le modalità di lettura di sé e degli altri.

Un orizzonte in cui ideare percorsi che destinano al digital il ruolo di contenitore virtuale in cui accogliere i partecipanti e a cui fare riferimento nel tempo per un percorso che dura mesi e testimonia progressi e cambiamenti, dove darsi appuntamento, dove trovare materiale, caricare video e pillole. Parallelamente, offrire alla dimensione dell’aula il ruolo di spazio in cui è possibile rivedere in presenza i propri colleghi e il trainer, per rinsaldare l’aspetto umano e la relazione, per coltivare il network professionale, per vivere un’esperienza comune.

Non è da sottovalutare la portata emozionale che hanno avuto questi mesi per le persone, le quali nel prossimo futuro potranno aver bisogno di recuperare le sfere relazionali, di superare le paure legate alla presenza fisica degli altri, di sperimentarsi di nuovo nelle interazioni in presenza con il proprio team, di rinvigorire i processi tra persone, di rinsaldare le dinamiche di leadership guardandosi negli occhi, di praticare l’intelligenza emotiva in tempo reale e da vicino.

La formazione in presenza può essere il luogo in cui tonificare dimensioni perdute e superare dinamiche alterate e recuperare la centralità dell’essere umano, in un’era nella quale il vantaggio competitivo sarà sempre più determinato dalla consapevolezza e dai sistemi valoriali degli esseri umani prima che dei processi produttivi e organizzativi.

Quindi, sì, si potrà e si dovrà tornare indietro, forse prendendo sentieri nuovi e inesplorati, che permetteranno alle persone di trovare davvero un “nuovo normale”, una dimensione per lavorare in modo più fecondo e più appagante del passato.

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Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it