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Le Nostre Parole

Fake News: perché ci crediamo e come smettere

da | Mag 13, 2019 | Letture

I tre meccanismi psicologici che ci inducono a credere nelle fake news e gli antidoti che possiamo mettere in atto.

 

Figura 1: esempi di alcune fake news

Secondo India Today, nel corso del 2018 in tutto il Paese sono stati registrati ben 16 casi di linciaggio in cui hanno perso la vita 22 persone. Il primo luglio, un gruppetto di cinque mendicanti forestieri di passaggio nel distretto di Dhule, in Maharashtra sono stati aggrediti e massacrati dalla folla. Da giorni su WhatsApp girava un messaggio che metteva in guardia la popolazione locale dalla presenza di ladri di bambini. Secondo le ricostruzioni i mendicanti sarebbero stati identificati con la minaccia diffusa via smartphone. La folla, a quel punto, ha deciso di farsi giustizia da sola.

Pochi giorni prima, nello stato di Tripura, un venditore ambulante dell’Uttar Pradesh e una donna venivano scambiati per una coppia di contrabbandieri di organi ritenuti responsabili – sempre secondo alcuni messaggi virali circolati sui gruppi WhatsApp – dell’omicidio di un ragazzino di 11 anni, morto dissanguato in seguito all’espianto di un rene. Una circostanza assolutamente priva di fondamento, ma sufficiente a scatenare l’ira popolare contro, ancora una volta, due forestieri.

Nei giorni seguenti, cercando di intervenire per sensibilizzare l’opinione pubblica sul pericolo di tali fake news, il governo del Tripura assoldava un musicista locale, Sukanta Chakraborty, con l’incarico di girare con un pulmino munito di altoparlante per i villaggi dello Stato e spiegare che non tutte le informazioni diffuse dai social network sono vere. Chakraborty, scambiato per impostore, è stato ucciso a colpi di mattone e bastonate in un mercato del Tripura.

Nel nostro Paese, il diffondersi di fake news a proposito di un supposto legame tra vaccinazione trivalente e autismo ha portato molti genitori a decidere di non sottoporre i figli alle vaccinazioni esponendoli così al rischio di contrarre gravi malattie. Le fake news possono essere particolarmente pericolose e i loro effetti talvolta drammatici. Ma anche quando non si arriva agli estremi prima descritti la diffusione di false notizie, la rappresentazione della realtà in forma distorta, è un fenomeno che interferisce con la possibilità per ognuno di noi di formarci opinioni su solide basi conoscitive e di compiere scelte razionali.

La circolazione e la propagazione incontrollata – talvolta intenzionale – di fake news non è certo una novità del 21° secolo. Le principali differenze con il passato stanno nel fatto che oggi abbiamo a disposizione tecnologie che:

– moltiplicano la rapidità e la capillarità del processo di diffusione e consumo delle informazioni, anche di quelle false e fuorvianti;

– mettono chiunque nella condizione di innescare o contribuire a innescare la generazione oltre che la diffusione e la condivisione di fake news.

Essere attenti, critici, oggettivi non sempre è sufficiente per sfuggire agli effetti del fenomeno. In realtà le fake news per diffondersi e moltiplicarsi sfruttano in modo subdolo alcuni potenti meccanismi psicologici inconsapevoli. Le fake news si diffondo perché fanno leva su alcuni bug della nostra mente. Analizzarli ci può aiutare a capire gli antidoti che possiamo mettere in atto per essere meno “creduloni”.

Cerchiamo informazioni che confermano quello che già sappiamo.

Quando valuti di comprare un particolare modello di automobile può capitarti di iniziare a vederne in giro tantissime. Se sei incinta potresti rimanere sorpresa constatando quante altre donne vedi intorno a te in dolce attesa. In realtà non sono improvvisamente aumentate le vendite del modello d’auto che ti interessa, né i tassi di natalità stanno per subire un’improvvisa impennata.
Piuttosto stai sperimentando dal vivo il bias della conferma, un meccanismo psicologico che ti porta a cercare informazioni che confermano ciò che ti interessa, ciò che già sai o ciò che già credi vero. Il bias della conferma funziona anche nel modo opposto: ci rende ciechi sui fatti e sulle informazioni che contraddicono le nostre convinzioni. In effetti, il nostro cervello tende ad accettare, respingere, ricordare male o distorcere le informazioni in base al fatto che siano coerenti o in contrasto con le credenze e le convinzioni esistenti.

A causa di questo meccanismo finiamo per dare credito facilmente a certe fake news perché coincidono con quello in cui crediamo e vogliamo continuare a credere. Se, ad esempio, pensi che i politici di un certo schieramento siano disonesti tenderai a ritenere vera, senza bisogno di ulteriori conferme, la notizia che uno di loro si è reso responsabile di una malversazione.
I social media hanno potenzialmente un effetto moltiplicatore del bias della conferma. Online tendiamo ad associarci a persone che hanno inclinazioni e opinioni analoghe alle nostre e questo aumenta la probabilità che quando i nostri amici ci inviano notizie false queste siano conformi a ciò che già crediamo, confermando ulteriormente i nostri pregiudizi.

Nelle situazioni di ansia e di angoscia abbiamo bisogno di trovare spiegazioni, di cercare il colpevole o il responsabile, o almeno di avere informazioni per gestire al minaccia.

Dopo l’11 settembre si è diffusa la voce che nessun ebreo si era presentato a lavorare al World Trade Center perché sapevano degli attentati in anticipo. In realtà circa il 15 per cento dei morti negli attacchi erano ebrei.
Dopo il terremoto dell’Abruzzo si è sparsa la notizia che alcuni scienziati avrebbero inutilmente preannunciato il sisma senza essere ascoltati. Altri sono stati accusati di non aver avvertito la popolazione dell’imminente catastrofe. In realtà sappiamo bene che le attuali conoscenze scientifiche (e forse anche quelle future) non consentono di fare previsioni sul momento esatto in cui si verificherà un terremoto.

Sempre a proposito di terremoti, dopo il più recente sisma nell’Italia centrale sono circolate immagini di terremotati nelle tende sotto la neve. O, ancora, si è parlato dell’avvelenamento intenzionale di un cane che avrebbe salvato molte vite umane (in realtà le immagini erano state prese da altri contesti e il cane è morto per problemi cardiaci e non ha avuto ruoli particolari nella ricerca di persone sotto le macerie). Il fenomeno è talmente esteso che il sito terremotoitaliacentrale.it ha dovuto aprire una pagina dedicata a smentire le fake news che ruotano intorno al sisma.

Come esseri umani abbiamo la necessità di trovare spiegazioni ai fenomeni, in particolare a quelli che ci destano angoscia e dolore e che ci lasciano così sgomenti e in cerca di risposte da ridurre la nostra capacità di pensare razionalmente. Semplici informazioni, anche quando sono false, alleviano il nostro disagio dandoci l’impressione di sapere almeno cosa sta succedendo e ci danno l’illusione di avere elementi in più per gestire la minaccia. Per questo le tragedie attivano la produzione e la circolazione di fake news di cui è facile rimanere vittime.

Pensare in modo critico richiede tempo e fatica

Sei al supermercato. Vuoi comprare della conserva di pomodoro. Sugli scaffali davanti a te osservi i diversi prodotti, almeno una decina di alternative diverse. Quale decidi di acquistare?
Ogni giorno prendiamo decine di decisioni, alcune di scarsa importanza come questa, altre di maggiore. Se dovessimo analizzare razionalmente ogni volta i pro e i contro di ogni alternativa per prendere la “migliore” decisione finiremmo presto sopraffatti dalla fatica mentale e anche un’operazione relativamente semplice come fare la spesa finirebbe per durare un’eternità. Per trarci d’impaccio utilizziamo delle “scorciatoie cognitive”. Nel caso della conserva di pomodoro è possibile che finirai per decidere di comprare quella che prendi sempre, o quella in offerta, o quella di cui conosci il marchio per averlo sentito ripetere nella pubblicità.

Tra le tante decisioni che prendiamo ogni giorno ci sono anche quelle relative alla credibilità delle informazioni o delle affermazioni che ascoltiamo o leggiamo: “È vero o non è vero? Posso crederci o no?”. Anche in questo caso utilizziamo spesso delle scorciatoie cognitive per decidere. Tra le più comuni:

  • se lo dicono in tanti deve essere vero;
  • se lo dice una fonte che ritengo autorevole deve essere vero;
  • se è stato messo per iscritto deve essere vero;
  • se è una spiegazione semplice da capire, memorizzare e ripetere deve essere vera.

Ma, ovviamente, una bugia ripetuta da tanti non diventa una verità, anche la fonte più autorevole a volte può sbagliare, una notizia falsa anche se messa per iscritto rimane falsa, a volte i fenomeni hanno spiegazioni complesse da capire, memorizzare e ripetere. E a complicare le cose c’è inoltre il fatto che le spiegazioni e le verità alternative, a differenza delle confezioni di pomodoro, non si trovano esposte su uno scaffale e facilmente accessibili.

Alcune fake news hanno inoltre un contenuto che attiva un’immediata reazione emotiva: rabbia, sdegno, disgusto, paura, orrore, allarme, tristezza… Sappiamo bene come sia difficile pensare razionalmente quando si vive una forte emozione: le forti emozioni sembrano in molti casi funzionare come interruttori capaci di spegnere o inibire le nostre capacità razionali più evolute. Il contenuto stesso di molte fake news ha esattamente questa caratteristica: generare forti emozioni che interferiscono con la capacità di pensare razionalmente e quindi anche con la capacità di valutare l’attendibilità della notizia stessa.

Sempre a proposito di emozioni e vissuti, l’invidia merita una considerazione a parte. Si tratta di un sentimento ritenuto poco nobile che pochi sono disponibili ad ammettere di provare. In effetti la diffusione di fake news che riguardano personaggi pubblici che posseggono qualità ambite come la ricchezza, la bellezza, la fama, il potere – soprattutto quando sono ritenute immeritate – è una concreta testimonianza della universale diffusione dell’esperienza dell’invidia.

Conclusioni

Abbiamo visto come la tendenza a credere a informazioni che confermano quello che già sappiamo, il bisogno di trovare spiegazioni e individuare colpevoli nelle situazioni di ansia e di angoscia, la fatica mentale e l’impegno necessario per pensare criticamente, contribuiscano a renderci inclini a dare credito alle fake news.

Quali antidoti abbiamo a disposizione? Ecco un breve elenco di suggerimenti.

  • Se una notizia sembra proprio confermare quello che già pensi prima di ritenerla credibile approfondisci
  • Presta particolare attenzione alle notizie che potrebbero portare un particolare vantaggio a qualcuno: mettere in cattiva luce di avversari politici o concorrenti negli affari, dirottare l’opinione pubblica contro qualcuno o contro qualcosa, portare traffico sul un sito
  • Tieni conto che anche se lo dicono in tanti non è detto che sia vero: controlla le fonti, verifica i fatti
  • Considera che anche se lo dice o lo scrive una fonte che ritieni autorevole non è detto che sia vero: verifica se ci sono altra fonti indipendenti che confermano la notizia
  • Se la notizia ti genera una forte emozione aspetta che la tempesta emotiva sia passata prima di trarre conclusioni sulla sua veridicità
  • Fai attenzione in particolare alle notizie che ruotano attorno a eventi angosciosi o catastrofici attorno ai quali si costruisce spesso un sistema di fake news
  • Se la notizia riguarda un personaggio famoso considera che l’invidia alimenta le fake news
  • Dai uno sguardo a siti dedicati a smascherare le fake news come www.bufale.net o www.politifact.com/

 

 

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da HXO Srl per le persone della tua organizzazione puoi scrivere

Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it

da | Mag 13, 2019 | Letture

I tre meccanismi psicologici che ci inducono a credere nelle fake news e gli antidoti che possiamo mettere in atto.

 

Figura 1: esempi di alcune fake news

Secondo India Today, nel corso del 2018 in tutto il Paese sono stati registrati ben 16 casi di linciaggio in cui hanno perso la vita 22 persone. Il primo luglio, un gruppetto di cinque mendicanti forestieri di passaggio nel distretto di Dhule, in Maharashtra sono stati aggrediti e massacrati dalla folla. Da giorni su WhatsApp girava un messaggio che metteva in guardia la popolazione locale dalla presenza di ladri di bambini. Secondo le ricostruzioni i mendicanti sarebbero stati identificati con la minaccia diffusa via smartphone. La folla, a quel punto, ha deciso di farsi giustizia da sola.

Pochi giorni prima, nello stato di Tripura, un venditore ambulante dell’Uttar Pradesh e una donna venivano scambiati per una coppia di contrabbandieri di organi ritenuti responsabili – sempre secondo alcuni messaggi virali circolati sui gruppi WhatsApp – dell’omicidio di un ragazzino di 11 anni, morto dissanguato in seguito all’espianto di un rene. Una circostanza assolutamente priva di fondamento, ma sufficiente a scatenare l’ira popolare contro, ancora una volta, due forestieri.

Nei giorni seguenti, cercando di intervenire per sensibilizzare l’opinione pubblica sul pericolo di tali fake news, il governo del Tripura assoldava un musicista locale, Sukanta Chakraborty, con l’incarico di girare con un pulmino munito di altoparlante per i villaggi dello Stato e spiegare che non tutte le informazioni diffuse dai social network sono vere. Chakraborty, scambiato per impostore, è stato ucciso a colpi di mattone e bastonate in un mercato del Tripura.

Nel nostro Paese, il diffondersi di fake news a proposito di un supposto legame tra vaccinazione trivalente e autismo ha portato molti genitori a decidere di non sottoporre i figli alle vaccinazioni esponendoli così al rischio di contrarre gravi malattie. Le fake news possono essere particolarmente pericolose e i loro effetti talvolta drammatici. Ma anche quando non si arriva agli estremi prima descritti la diffusione di false notizie, la rappresentazione della realtà in forma distorta, è un fenomeno che interferisce con la possibilità per ognuno di noi di formarci opinioni su solide basi conoscitive e di compiere scelte razionali.

La circolazione e la propagazione incontrollata – talvolta intenzionale – di fake news non è certo una novità del 21° secolo. Le principali differenze con il passato stanno nel fatto che oggi abbiamo a disposizione tecnologie che:

– moltiplicano la rapidità e la capillarità del processo di diffusione e consumo delle informazioni, anche di quelle false e fuorvianti;

– mettono chiunque nella condizione di innescare o contribuire a innescare la generazione oltre che la diffusione e la condivisione di fake news.

Essere attenti, critici, oggettivi non sempre è sufficiente per sfuggire agli effetti del fenomeno. In realtà le fake news per diffondersi e moltiplicarsi sfruttano in modo subdolo alcuni potenti meccanismi psicologici inconsapevoli. Le fake news si diffondo perché fanno leva su alcuni bug della nostra mente. Analizzarli ci può aiutare a capire gli antidoti che possiamo mettere in atto per essere meno “creduloni”.

Cerchiamo informazioni che confermano quello che già sappiamo.

Quando valuti di comprare un particolare modello di automobile può capitarti di iniziare a vederne in giro tantissime. Se sei incinta potresti rimanere sorpresa constatando quante altre donne vedi intorno a te in dolce attesa. In realtà non sono improvvisamente aumentate le vendite del modello d’auto che ti interessa, né i tassi di natalità stanno per subire un’improvvisa impennata.
Piuttosto stai sperimentando dal vivo il bias della conferma, un meccanismo psicologico che ti porta a cercare informazioni che confermano ciò che ti interessa, ciò che già sai o ciò che già credi vero. Il bias della conferma funziona anche nel modo opposto: ci rende ciechi sui fatti e sulle informazioni che contraddicono le nostre convinzioni. In effetti, il nostro cervello tende ad accettare, respingere, ricordare male o distorcere le informazioni in base al fatto che siano coerenti o in contrasto con le credenze e le convinzioni esistenti.

A causa di questo meccanismo finiamo per dare credito facilmente a certe fake news perché coincidono con quello in cui crediamo e vogliamo continuare a credere. Se, ad esempio, pensi che i politici di un certo schieramento siano disonesti tenderai a ritenere vera, senza bisogno di ulteriori conferme, la notizia che uno di loro si è reso responsabile di una malversazione.
I social media hanno potenzialmente un effetto moltiplicatore del bias della conferma. Online tendiamo ad associarci a persone che hanno inclinazioni e opinioni analoghe alle nostre e questo aumenta la probabilità che quando i nostri amici ci inviano notizie false queste siano conformi a ciò che già crediamo, confermando ulteriormente i nostri pregiudizi.

Nelle situazioni di ansia e di angoscia abbiamo bisogno di trovare spiegazioni, di cercare il colpevole o il responsabile, o almeno di avere informazioni per gestire al minaccia.

Dopo l’11 settembre si è diffusa la voce che nessun ebreo si era presentato a lavorare al World Trade Center perché sapevano degli attentati in anticipo. In realtà circa il 15 per cento dei morti negli attacchi erano ebrei.
Dopo il terremoto dell’Abruzzo si è sparsa la notizia che alcuni scienziati avrebbero inutilmente preannunciato il sisma senza essere ascoltati. Altri sono stati accusati di non aver avvertito la popolazione dell’imminente catastrofe. In realtà sappiamo bene che le attuali conoscenze scientifiche (e forse anche quelle future) non consentono di fare previsioni sul momento esatto in cui si verificherà un terremoto.

Sempre a proposito di terremoti, dopo il più recente sisma nell’Italia centrale sono circolate immagini di terremotati nelle tende sotto la neve. O, ancora, si è parlato dell’avvelenamento intenzionale di un cane che avrebbe salvato molte vite umane (in realtà le immagini erano state prese da altri contesti e il cane è morto per problemi cardiaci e non ha avuto ruoli particolari nella ricerca di persone sotto le macerie). Il fenomeno è talmente esteso che il sito terremotoitaliacentrale.it ha dovuto aprire una pagina dedicata a smentire le fake news che ruotano intorno al sisma.

Come esseri umani abbiamo la necessità di trovare spiegazioni ai fenomeni, in particolare a quelli che ci destano angoscia e dolore e che ci lasciano così sgomenti e in cerca di risposte da ridurre la nostra capacità di pensare razionalmente. Semplici informazioni, anche quando sono false, alleviano il nostro disagio dandoci l’impressione di sapere almeno cosa sta succedendo e ci danno l’illusione di avere elementi in più per gestire la minaccia. Per questo le tragedie attivano la produzione e la circolazione di fake news di cui è facile rimanere vittime.

Pensare in modo critico richiede tempo e fatica

Sei al supermercato. Vuoi comprare della conserva di pomodoro. Sugli scaffali davanti a te osservi i diversi prodotti, almeno una decina di alternative diverse. Quale decidi di acquistare?
Ogni giorno prendiamo decine di decisioni, alcune di scarsa importanza come questa, altre di maggiore. Se dovessimo analizzare razionalmente ogni volta i pro e i contro di ogni alternativa per prendere la “migliore” decisione finiremmo presto sopraffatti dalla fatica mentale e anche un’operazione relativamente semplice come fare la spesa finirebbe per durare un’eternità. Per trarci d’impaccio utilizziamo delle “scorciatoie cognitive”. Nel caso della conserva di pomodoro è possibile che finirai per decidere di comprare quella che prendi sempre, o quella in offerta, o quella di cui conosci il marchio per averlo sentito ripetere nella pubblicità.

Tra le tante decisioni che prendiamo ogni giorno ci sono anche quelle relative alla credibilità delle informazioni o delle affermazioni che ascoltiamo o leggiamo: “È vero o non è vero? Posso crederci o no?”. Anche in questo caso utilizziamo spesso delle scorciatoie cognitive per decidere. Tra le più comuni:

  • se lo dicono in tanti deve essere vero;
  • se lo dice una fonte che ritengo autorevole deve essere vero;
  • se è stato messo per iscritto deve essere vero;
  • se è una spiegazione semplice da capire, memorizzare e ripetere deve essere vera.

Ma, ovviamente, una bugia ripetuta da tanti non diventa una verità, anche la fonte più autorevole a volte può sbagliare, una notizia falsa anche se messa per iscritto rimane falsa, a volte i fenomeni hanno spiegazioni complesse da capire, memorizzare e ripetere. E a complicare le cose c’è inoltre il fatto che le spiegazioni e le verità alternative, a differenza delle confezioni di pomodoro, non si trovano esposte su uno scaffale e facilmente accessibili.

Alcune fake news hanno inoltre un contenuto che attiva un’immediata reazione emotiva: rabbia, sdegno, disgusto, paura, orrore, allarme, tristezza… Sappiamo bene come sia difficile pensare razionalmente quando si vive una forte emozione: le forti emozioni sembrano in molti casi funzionare come interruttori capaci di spegnere o inibire le nostre capacità razionali più evolute. Il contenuto stesso di molte fake news ha esattamente questa caratteristica: generare forti emozioni che interferiscono con la capacità di pensare razionalmente e quindi anche con la capacità di valutare l’attendibilità della notizia stessa.

Sempre a proposito di emozioni e vissuti, l’invidia merita una considerazione a parte. Si tratta di un sentimento ritenuto poco nobile che pochi sono disponibili ad ammettere di provare. In effetti la diffusione di fake news che riguardano personaggi pubblici che posseggono qualità ambite come la ricchezza, la bellezza, la fama, il potere – soprattutto quando sono ritenute immeritate – è una concreta testimonianza della universale diffusione dell’esperienza dell’invidia.

Conclusioni

Abbiamo visto come la tendenza a credere a informazioni che confermano quello che già sappiamo, il bisogno di trovare spiegazioni e individuare colpevoli nelle situazioni di ansia e di angoscia, la fatica mentale e l’impegno necessario per pensare criticamente, contribuiscano a renderci inclini a dare credito alle fake news.

Quali antidoti abbiamo a disposizione? Ecco un breve elenco di suggerimenti.

  • Se una notizia sembra proprio confermare quello che già pensi prima di ritenerla credibile approfondisci
  • Presta particolare attenzione alle notizie che potrebbero portare un particolare vantaggio a qualcuno: mettere in cattiva luce di avversari politici o concorrenti negli affari, dirottare l’opinione pubblica contro qualcuno o contro qualcosa, portare traffico sul un sito
  • Tieni conto che anche se lo dicono in tanti non è detto che sia vero: controlla le fonti, verifica i fatti
  • Considera che anche se lo dice o lo scrive una fonte che ritieni autorevole non è detto che sia vero: verifica se ci sono altra fonti indipendenti che confermano la notizia
  • Se la notizia ti genera una forte emozione aspetta che la tempesta emotiva sia passata prima di trarre conclusioni sulla sua veridicità
  • Fai attenzione in particolare alle notizie che ruotano attorno a eventi angosciosi o catastrofici attorno ai quali si costruisce spesso un sistema di fake news
  • Se la notizia riguarda un personaggio famoso considera che l’invidia alimenta le fake news
  • Dai uno sguardo a siti dedicati a smascherare le fake news come www.bufale.net o www.politifact.com/

 

 

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Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it