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BLOG

Le Nostre Parole

Dal condizionale al futuro.

La nuova semantica

digitale

 

di Paola Pirri
e Lara Cesari

Mag 17, 2021 | Letture

Come preferiamo ci venga detto?

“Avresti dovuto spiegarglielo diversamente” o “quando in futuro saprai spiegarglielo con il suo linguaggio lui capirà profondamente”.

“Vorrei aver trovato meno errori” oppure “in futuro, quando lo farai con meno errori, diventerà un lavoro pregiato”.

“Sarebbe stato opportuno che avessi parlato più lentamente” oppure “quando parlerai più lentamente, chi ti ascolta capirà quanto prezioso sia il tuo contributo”.

Con il condizionale raccontiamo un’aspettativa delusa o un desiderio frustrato e quando lo esplicitiamo entriamo in dissonanza con il nostro interlocutore, andiamo a toccare corde di emozioni negative. Sottolineare la condizione che volevamo vedere soddisfatta e che il nostro interlocutore ha mancato, rafforza il senso di inadeguatezza e di inefficacia.

Parlare usando il futuro apre alla possibilità e alla risonanza. Quando descriviamo un risultato che ci attendiamo possa essere costruito, diamo potere di scelta e di crescita e quindi attiviamo emozioni positive, quelle che permettono di sintonizzare la motivazione nella direzione auspicata. In questo modo costruiamo occasioni di successo che nutrono il senso di autoefficacia e che aiutano le persone a percepirsi come luogo di contributo all’interno di un gruppo di lavoro. Disciplinarsi all’uso del futuro non è solo una scelta grammaticale.

Notiamo che porta con sé alcune naturali conseguenze:

in primo luogo, riusciamo con facilità a non essere giudicanti, poiché ci concentriamo sull’altro e non sulla nostra idea dell’altro. Gli parliamo di lui, non di noi e della nostra valutazione di fatti che lo riguardano, scendiamo dal pulpito e ci poniamo accanto;

in secondo luogo, evitiamo di parlare del passato, su cui non c’è alcuna possibilità di agire, proprio perché è passato, e ci concentriamo su un progetto sostenibile, fattibile, gestibile;

in terzo luogo, la persona, lungi da sentirsi criticata, si sente vista e supportata.

Infine, sarà naturale per noi aggiungere il risultato che la persona potrà ottenere cambiando qualcosa, ovvero l’impatto che avrà quando si sarà impegnata a modificare un elemento del suo modo di agire, diventando narratori di un futuro da costruire.

Leggi tutti gli articoli della nuova semantica digitale sul Blog: Le Nostre Parole

Per maggiori informazioni sul percorso formativo a distanza

attivabile da HXO Srl per le persone della tua

organizzazione puoi scrivere Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it

 

Mag 17, 2021 | Letture

Come preferiamo ci venga detto?

“Avresti dovuto spiegarglielo diversamente” o “quando in futuro saprai spiegarglielo con il suo linguaggio lui capirà profondamente”.

“Vorrei aver trovato meno errori” oppure “in futuro, quando lo farai con meno errori, diventerà un lavoro pregiato”.

“Sarebbe stato opportuno che avessi parlato più lentamente” oppure “quando parlerai più lentamente, chi ti ascolta capirà quanto prezioso sia il tuo contributo”.

Con il condizionale raccontiamo un’aspettativa delusa o un desiderio frustrato e quando lo esplicitiamo entriamo in dissonanza con il nostro interlocutore, andiamo a toccare corde di emozioni negative. Sottolineare la condizione che volevamo vedere soddisfatta e che il nostro interlocutore ha mancato, rafforza il senso di inadeguatezza e di inefficacia.

Parlare usando il futuro apre alla possibilità e alla risonanza. Quando descriviamo un risultato che ci attendiamo possa essere costruito, diamo potere di scelta e di crescita e quindi attiviamo emozioni positive, quelle che permettono di sintonizzare la motivazione nella direzione auspicata. In questo modo costruiamo occasioni di successo che nutrono il senso di autoefficacia e che aiutano le persone a percepirsi come luogo di contributo all’interno di un gruppo di lavoro. Disciplinarsi all’uso del futuro non è solo una scelta grammaticale.

Notiamo che porta con sé alcune naturali conseguenze:

in primo luogo, riusciamo con facilità a non essere giudicanti, poiché ci concentriamo sull’altro e non sulla nostra idea dell’altro. Gli parliamo di lui, non di noi e della nostra valutazione di fatti che lo riguardano, scendiamo dal pulpito e ci poniamo accanto;

in secondo luogo, evitiamo di parlare del passato, su cui non c’è alcuna possibilità di agire, proprio perché è passato, e ci concentriamo su un progetto sostenibile, fattibile, gestibile;

in terzo luogo, la persona, lungi da sentirsi criticata, si sente vista e supportata.

Infine, sarà naturale per noi aggiungere il risultato che la persona potrà ottenere cambiando qualcosa, ovvero l’impatto che avrà quando si sarà impegnata a modificare un elemento del suo modo di agire, diventando narratori di un futuro da costruire.

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