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Le Nostre Parole

A cosa servono

le emozioni

di Lara Cesari

da | Nov 18, 2020 | Letture

Le emozioni sono spesso protagoniste delle nostre giornate lavorative e non sempre la loro presenza è accompagnata da un uso saggio. Rispondere alla domanda del titolo può influire sulla nostra capacità di utilizzarle al meglio sia nei contesti lavorativi che in quelli più personali e familiari.

Possiamo provare a rispondere facendo un esperimento.

Immaginiamo per un attimo di perdere la capacità di provare una specifica emozione. Da domani non posso più provare questa sensazione… proviamo con la fantasia a creare i possibili scenari.

Se fosse la felicità ad esserci preclusa, che cosa potrebbe accadere?

Pensiamoci un attimo.

Molto probabilmente vi compare un mondo dove si perde ogni interesse, dove non c’è desiderio, dove nulla si riesce più ad apprezzare, dove manca la spinta a fare, a chiedere, a muoversi, a sognare.

Ogni piacere, piccolo o grande della giornata perde colore e attrattiva.

L’energia si spegne e la volontà si annebbia.

E se fosse la paura a divenire inaccessibile?

Ogni pericolo è sistematicamente ignorato.

Già vedo i rischi a cui siamo pronti a esporci, senza filtro, senza nessuna capacità di misurare e valutare le possibili conseguenze di un’azione, di una parola di troppo o di un errore fatale.

La mancanza di paura allenta la capacità di concentrarsi, di sgombrare la mente per arrivare alla massima lucidità, ci viene a mancare la fase di preparazione e tutto quello che facciamo è posto sullo stesso piano, nulla richiede maggiore attenzione o cura da parte nostra.

Proviamo a immaginare di perdere la capacità di provare rabbia, gli scenari più probabili ci vedono incapaci di rispondere alle minacce, pronti a subire ogni tipo di sopruso, impossibilitati a far valere un nostro diritto, un’idea, un’opinione.

Ma non solo, la mancanza di rabbia ci ferma dopo un insuccesso, non ci spinge a chiudere cerchi, viene a mancare la capacità di legittimare i propri bisogni e di esprimere un dissenso.

E cosa accade senza tristezza?

Ci viene preclusa l’empatia, la capacità di immedesimarsi nel vissuto degli altri e di trasmettere loro vicinanza, accessibilità.

Viene a mancare il desiderio di solitudine, il bisogno di ricaricare le energie attraversando momenti di noia e di riflessione, il desiderio di ritirarsi e di riposare, la capacità di cogliere il momento di tacere.

Cosa ci potrebbe accadere se non potessimo più provare disgusto?

Vedo schiere di alimenti scaduti nei frigo e di lettiere che gridano vendetta, ma anche incertezze etiche e morali, la mancanza di questa emozione che spinge lontano da ciò che troviamo riprovevole non ci metterebbe più in allerta e non ci spingerebbe a prendere le distanze.

Credo che l’esperimento ci ha aiutato a capire che la vita senza emozioni è triste, monotona, fiacca, priva di colore e di motivazione.

Perdiamo la capacità di regolare le relazioni, di viverle intensamente, pienamente.

È possibile immaginare una vita senza emozioni, ma non è possibile viverla, e soprattutto non lo è viverla cercando di dotarla di senso.

Ecco a cosa servono le emozioni, in qualsiasi contesto sono loro a dare senso a ciò che viviamo.

Ascoltiamole, cogliamole come occasione per stabilire connessione e comprensione con noi stessi e con gli altri, diamogli nome, riconosciamo cosa ci vogliono dire e cerchiamo di capire come ci possono aiutare a vivere al meglio le diverse situazioni.

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attivabile da HXO Srl per le persone della tua

organizzazione puoi scrivere Francesca Sollazzo  f.sollazzo@hxo.it

 

da | Nov 18, 2020 | Letture

Le emozioni sono spesso protagoniste delle nostre giornate lavorative e non sempre la loro presenza è accompagnata da un uso saggio. Rispondere alla domanda del titolo può influire sulla nostra capacità di utilizzarle al meglio sia nei contesti lavorativi che in quelli più personali e familiari.

Possiamo provare a rispondere facendo un esperimento.

Immaginiamo per un attimo di perdere la capacità di provare una specifica emozione. Da domani non posso più provare questa sensazione… proviamo con la fantasia a creare i possibili scenari.

Se fosse la felicità ad esserci preclusa, che cosa potrebbe accadere?

Pensiamoci un attimo.

Molto probabilmente vi compare un mondo dove si perde ogni interesse, dove non c’è desiderio, dove nulla si riesce più ad apprezzare, dove manca la spinta a fare, a chiedere, a muoversi, a sognare.

Ogni piacere, piccolo o grande della giornata perde colore e attrattiva.

L’energia si spegne e la volontà si annebbia.

E se fosse la paura a divenire inaccessibile?

Ogni pericolo è sistematicamente ignorato.

Già vedo i rischi a cui siamo pronti a esporci, senza filtro, senza nessuna capacità di misurare e valutare le possibili conseguenze di un’azione, di una parola di troppo o di un errore fatale.

La mancanza di paura allenta la capacità di concentrarsi, di sgombrare la mente per arrivare alla massima lucidità, ci viene a mancare la fase di preparazione e tutto quello che facciamo è posto sullo stesso piano, nulla richiede maggiore attenzione o cura da parte nostra.

Proviamo a immaginare di perdere la capacità di provare rabbia, gli scenari più probabili ci vedono incapaci di rispondere alle minacce, pronti a subire ogni tipo di sopruso, impossibilitati a far valere un nostro diritto, un’idea, un’opinione.

Ma non solo, la mancanza di rabbia ci ferma dopo un insuccesso, non ci spinge a chiudere cerchi, viene a mancare la capacità di legittimare i propri bisogni e di esprimere un dissenso.

E cosa accade senza tristezza?

Ci viene preclusa l’empatia, la capacità di immedesimarsi nel vissuto degli altri e di trasmettere loro vicinanza, accessibilità.

Viene a mancare il desiderio di solitudine, il bisogno di ricaricare le energie attraversando momenti di noia e di riflessione, il desiderio di ritirarsi e di riposare, la capacità di cogliere il momento di tacere.

Cosa ci potrebbe accadere se non potessimo più provare disgusto?

Vedo schiere di alimenti scaduti nei frigo e di lettiere che gridano vendetta, ma anche incertezze etiche e morali, la mancanza di questa emozione che spinge lontano da ciò che troviamo riprovevole non ci metterebbe più in allerta e non ci spingerebbe a prendere le distanze.

Credo che l’esperimento ci ha aiutato a capire che la vita senza emozioni è triste, monotona, fiacca, priva di colore e di motivazione.

Perdiamo la capacità di regolare le relazioni, di viverle intensamente, pienamente.

È possibile immaginare una vita senza emozioni, ma non è possibile viverla, e soprattutto non lo è viverla cercando di dotarla di senso.

Ecco a cosa servono le emozioni, in qualsiasi contesto sono loro a dare senso a ciò che viviamo.

Ascoltiamole, cogliamole come occasione per stabilire connessione e comprensione con noi stessi e con gli altri, diamogli nome, riconosciamo cosa ci vogliono dire e cerchiamo di capire come ci possono aiutare a vivere al meglio le diverse situazioni.

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